Si è svolto lo scorso 24 aprile, presso il Teatro Tau dell’Università della Calabria, il convegno “Co@scienza – Un ponte tra imprese e ricerca verso la sostenibilità”, un importante momento di incontro tra mondo accademico, imprese e istituzioni per fare il punto sui risultati raggiunti dal programma Tech4You. L’iniziativa, promossa dall’ateneo calabrese insieme al progetto finanziato dal PNRR e sostenuto dalle Regioni Calabria e Basilicata, ha rappresentato un’occasione strategica per condividere esperienze, presentare innovazioni tecnologiche e rafforzare il dialogo tra ricerca scientifica e applicazione industriale.

L’evento ha messo in luce il ruolo centrale dell’Università della Calabria come motore scientifico e organizzativo dell’intero ecosistema dell’innovazione. L’Ateneo guida il Consorzio Tech4You, presieduto dal Prof. Maurizio Muzzupappa, e coordina direttamente una parte significativa delle attività di ricerca. In particolare, sotto la regia Unical, sono stati sviluppati due dei sei pilastri strategici: quello dedicato alle “Tecnologie per la riduzione dei consumi energetici e la tutela della biodiversità”, coordinato dalla Prof.ssa Anna Pinnarelli, e quello focalizzato su “Trasformazione Digitale e Trasferimento Tecnologico”, oggi guidato dal Prof. Carmine Dodaro, subentrato al Rettore Gianluigi Greco che ne ha seguito la fase di avvio.

Il progetto ha coinvolto complessivamente 1.433 ricercatori, con 164 nuove figure reclutate direttamente dall’Ateneo grazie alle risorse ministeriali, contribuendo alla costruzione di una nuova classe dirigente della ricerca sul territorio. Un risultato reso possibile anche grazie al supporto dell’Area Ricerca, Innovazione e Impatto Sociale (ARIIS), guidata dall’ingegnere Andrea Luca Attanasio, che ha gestito la complessità amministrativa dell’intero programma.

Dal punto di vista dei risultati, l’operatività di Tech4You si è tradotta nello sviluppo di 72 tecnologie tra prototipi e piattaforme ad alto livello di maturità (TRL 7-8), molte delle quali già orientate al mercato. Le soluzioni spaziano dall’efficienza energetica e dalle comunità energetiche intelligenti, ai sistemi avanzati di depurazione delle acque e trattamento delle microplastiche, fino a robot subacquei per la mappatura dei fondali, sensori intelligenti per il monitoraggio ambientale e piattaforme digitali integrate per la gestione dei dati.

In questo scenario, il dialogo tra università, imprese e pubblica amministrazione si conferma leva strategica per trasformare la ricerca in sviluppo industriale e sostenibile per il Mezzogiorno. Nel corso della mattinata, esperti e protagonisti dei diversi spoke hanno illustrato i progressi nei settori della sicurezza ambientale, dell’agroalimentare, della trasformazione digitale e del trasferimento tecnologico, evidenziando il ruolo sempre più centrale della sinergia tra ricerca e impresa.

Tra i protagonisti dell’evento, No.Do. e Servizi si è distinta come attore chiave nel collegare innovazione tecnologica e applicazione concreta nel campo della gestione del rischio ambientale. La realtà ingegneristica calabrese ha preso parte al Panel 1 dedicato all’ambiente, portando un contributo concreto sul tema della governance del territorio e della resilienza ambientale. A intervenire è stata Carolina Simone, Project Manager del Gruppo, che ha approfondito il tema: “Governance del Territorio e Resilienza Ambientale: Tecnologie per il Risk Management”.

Le imprese, è emerso dal dibattito, rappresentano un ponte fondamentale tra ricerca e applicazione concreta, e in questo contesto il Gruppo No.Do. si è distinto per la capacità di trasformare innovazione tecnologica in soluzioni operative. No.Do. grazie alle sue competenze ha dato vita ad una filiera ingegneristica completa basata su tecnologie avanzate, ponendosi come esempio concreto di integrazione tra dati, modellazione e supporto decisionale.

“Dal nostro osservatorio di società di ingegneria – ha dichiarato Simone il risultato più significativo è aver reso ingegnerizzabile e operativo un sistema integrato per la gestione predittiva dei rischi. Oggi siamo in grado di partire da dati reali acquisiti sul campo — droni, laser scanner, sensoristica avanzata e dati satellitari, in particolare dal Copernicus Programme — e portarli dentro un flusso strutturato e ripetibile. Il vero salto di qualità sta nella modellazione: grazie all’estensione del Building Information Modeling al territorio, trasformiamo questi dati in modelli digitali tridimensionali dinamici, aggiornabili e interrogabili. Per noi ingegneri questo significa passare dal rilievo al supporto decisionale”.

Oltre all’innovazione tecnologica, Simone ha sottolineato altri fattori chiave del successo del Gruppo, tra cui i partenariati estesi tra ricerca, imprese e pubblica amministrazione, intesi come modelli di collaborazione duratura e strategica.

“Per No.Do. e Servizi, la formazione e il trasferimento di competenze sono centrali. Senza capitale umano formato, anche le migliori tecnologie rischiano di non essere utilizzate pienamente”.

Un impegno che si traduce anche in numeri concreti: sono circa 280 i giovani coinvolti nelle attività di Nodo, a testimonianza di un investimento costante nella sostenibilità sociale e nella costruzione di competenze per il futuro.

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