L’intervento di messa in sicurezza permanente della ex discarica in località Fossato, nel Comune di Buonvicino, si configura come un esempio concreto di pianificazione tecnica integrata, basata su indagini multidisciplinari, analisi di rischio e valutazioni comparative. Gli studi del progetto sono iniziati nel 2009 ed hanno attraversato vari stadi di approfondimento e confronto con le PPAA e ARPA, nonché con tutti gli enti coinvolti. Oggi finalmente è in approvazione il PFTE finalizzato al progetto esecutivo (sempre nostro) e alla realizzazione della MESSA IN SICUREZZA PERMANENTE dell’area .

Un approccio strutturato che conferma la competenza del team di No.Do. e Servizi nella gestione di interventi complessi di risanamento ambientale in contesti territoriali sensibili. L’opera rientra nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Misura M2C4, Investimento 3.4 “Bonifica dei siti orfani”, finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU. Per quanto riguarda, la procedura di gara è stata indetta dal Settore Ambiente della Provincia di Cosenza, in qualità di Stazione Unica Appaltante. Le attività di progettazione di fattibilità tecnico-economica ed esecutiva, il coordinamento della sicurezza – sia in fase di progettazione sia di esecuzione – e la direzione dei lavori sono state affidate a un Raggruppamento Temporaneo di Imprese e Professionisti con mandataria No.Do. e Servizi Srl, affiancata da INGEAM S.n.c. e dall’archeologa Sara Marino. 

La discarica in oggetto, attiva fino al 1999 ai sensi dell’art. 12 del DPR 915/82, è priva di presidi ambientali di fondo e laterali e non è dotata di sistemi di gestione del percolato o del biogas. Dopo la chiusura è stata semplicemente ricoperta con terreno. Il sito si sviluppa in ambito collinare (585–605 m s.l.m.) in un contesto di elevato valore naturalistico, in prossimità del Parco Nazionale del Pollino e della ZPS “Pollino e Orsomarso” (IT79310303), ricadendo inoltre in area a pericolosità geomorfologica media (P2 – PAI) e soggetta a vincolo idrogeologico ex R.D. 3267/1923. Le indagini storiche (2009–2010), integrative (2023) e propedeutiche alla progettazione (2025) hanno consentito di: definire l’estensione del corpo rifiuti (circa 5.088 m², perimetro 290 m, spessore massimo ~10 m); stimare volumi significativi di terreno superficiale e profondo contaminato; accertare l’assenza di presidi di impermeabilizzazione; verificare l’assenza di biogas significativo e di percolato; rilevare superamenti per Arsenico nelle matrici suolo/sottosuolo e un superamento puntuale di Manganese nelle acque sotterranee.

Le indagini 2025, coordinate dal gruppo tecnico di No.Do. e Servizi hanno incluso: rilievo plano-altimetrico con drone (aerofotogrammetria); tomografie elettriche e prospezioni geofisiche; sondaggi geognostici a carotaggio continuo; prove SPT, campionamenti indisturbati e semidisturbati; installazione e monitoraggio piezometrico; analisi chimiche e geotecniche di laboratorio.

Il modello geologico ricostruito evidenzia depositi detritici olocenici sovrastanti brecce calcaree e conglomerati eocenico-paleocenici, con elevata permeabilità e falda profonda (30–35 m), configurando un rischio di lisciviazione verticale degli inquinanti. L’analisi comparativa ha preso in esame tecniche in situ ed ex situ (phytoremediation, soil flushing, solidificazione/stabilizzazione, soil washing, scavo e smaltimento). L’ipotesi di scavo e conferimento esterno avrebbe comportato: movimentazione di oltre 120.000 tonnellate di materiale; più di 4.400 viaggi di mezzi pesanti; costi elevati di conferimento; rilevanti interferenze ambientali e logistiche; incertezza nel raggiungimento delle CSR al fondo scavo.

Alla luce delle condizioni geomorfologiche, idrogeologiche ed economiche, la soluzione ritenuta tecnicamente più efficace, sostenibile e cantierabile è risultata la Messa in Sicurezza Permanente mediante capping superficiale, senza cinturazione laterale o fondo artificiale, in coerenza con il D.Lgs. 121/2020 per discariche di rifiuti non pericolosi (CER 17 05 04).

L’intervento di capping prevede la realizzazione di una copertura finale multistrato composta da: Strato vegetale (≥1 m) per rinaturalizzazione e protezione termica; Strato drenante (≥0,5 m) per la gestione delle acque meteoriche; Barriera impermeabile (strato minerale compattato + geosintetico); Strato drenaggio gas (≥0,5 m); Strato di regolarizzazione per garantire stabilità statica e sismica.

A completare l’intervento ad opera di Nodo sono state fatte: opere di sostegno (gabbionate, muro in c.a.); regimazione delle acque superficiali; recinzione perimetrale; impianto di illuminazione a LED fotovoltaico con videosorveglianza; piantumazione di specie autoctone per l’integrazione paesaggistica. L’obiettivo primario di questo progetto è interrompere la lisciviazione verticale, prevenendo il trasporto dell’arsenico verso la falda e garantendo l’isolamento definitivo del corpo rifiuti. Attività come queste richiedono monitoraggio e controllo: una volta al mese supervisione della superficie piezometrica; misurazione trimestrale del Manganese nelle acque sotterranee; rilievi topografici semestrali (primo anno) e annuali (successivi quattro anni) per verificare eventuali assestamenti; eventuale estensione del monitoraggio acque per tre anni in caso di persistenza dei superamenti.

Il collaudo, trattandosi di MISP e non di bonifica con rimozione, è basato sulla conformità dell’opera al progetto approvato e sulla trasmissione periodica dei risultati agli enti competenti.

Compatibilità ambientale e benefici attesi

L’analisi degli impatti restituisce un quadro chiaro: durante il cantiere gli effetti saranno temporanei e pienamente controllati — polveri, rumore e movimentazione terra verranno gestiti con nebulizzazione costante, controllo dei mezzi e una rigorosa gestione dei rifiuti.

Per quanto riguarda l’ambiente idrico e il sistema antropico, gli impatti risultano nulli o trascurabili, mentre nel post operam il risultato sarà concreto e misurabile: un miglioramento del paesaggio, la stabilizzazione del suolo e un beneficio per la biodiversità grazie agli interventi di rinaturalizzazione. In altre parole, l’intervento non si limita a “mettere in sicurezza” un sito orfano, ma lo restituisce al territorio come area stabile, controllata e armonizzata con il contesto rurale, garantendo la tutela della falda e il recupero paesaggistico in linea con gli obiettivi del PNRR.

Dietro questo risultato c’è il lavoro rigoroso e multidisciplinare dei geologi e dei tecnici di No.Do. e Servizi, che attraverso indagini approfondite, modellazioni accurate e scelte progettuali fondate su solide basi scientifiche hanno trasformato un problema ambientale complesso in una soluzione sostenibile e tecnicamente affidabile.

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