Quando si parla di edilizia sostenibile non basta più progettare edifici efficienti dal punto di vista energetico. Oggi è necessario dimostrare, con criteri oggettivi e verificabili, che un edificio sia realmente capace di ridurre il proprio impatto sull’ambiente, garantire il benessere di chi lo vive e utilizzare in modo responsabile le risorse. È proprio questo l’obiettivo del Protocollo ITACA, il sistema nazionale di valutazione della sostenibilità energetica e ambientale degli edifici, adottato da numerose Regioni italiane, tra cui la Calabria e riconosciuto come uno dei principali strumenti di riferimento per il settore delle costruzioni.
Nato dalla collaborazione tra ITACA – l’Istituto per l’Innovazione e Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale – e l’ITC-CNR, il Protocollo è stato sviluppato per offrire un metodo di valutazione oggettivo e standardizzato, capace di misurare la qualità complessiva di un edificio attraverso indicatori tecnici condivisi. Nel tempo è stato formalizzato nelle Prassi di Riferimento UNI/PdR 13, diventando un punto di riferimento anche per l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli appalti pubblici.
A differenza delle tradizionali certificazioni energetiche, che concentrano l’attenzione principalmente sui consumi, il Protocollo ITACA adotta un approccio molto più ampio. L’edificio viene valutato considerando il rapporto con il sito in cui è inserito, il consumo di energia e di acqua, la scelta dei materiali, l’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita, il comfort degli ambienti interni e la qualità della gestione dell’opera. L’obiettivo è quello di promuovere edifici sempre più efficienti, salubri e sostenibili, in grado di coniugare prestazioni energetiche elevate con una concreta riduzione degli impatti ambientali.

La metodologia deriva dal sistema internazionale SBMethod, sviluppato nell’ambito del progetto Green Building Challenge e successivamente adattato alle caratteristiche normative e ambientali italiane. Ogni edificio viene analizzato attraverso criteri specifici, ai quali sono associati indicatori prestazionali e pesi differenti in funzione della loro importanza. Il risultato finale è espresso con un punteggio compreso tra -1, che identifica prestazioni inferiori agli standard, e +5, riservato agli edifici caratterizzati da soluzioni particolarmente innovative e sperimentali. Non esiste un unico Protocollo ITACA: il sistema è infatti declinato in funzione della destinazione d’uso dell’immobile – residenziale, direzionale, commerciale o industriale – e distingue gli interventi di nuova costruzione da quelli di recupero del patrimonio edilizio esistente.
Il percorso che conduce alla certificazione non si esaurisce nella progettazione, ma accompagna l’edificio durante tutto il suo sviluppo. La prima fase riguarda il progetto esecutivo, sul quale un Esperto Protocollo ITACA redige una Relazione di Valutazione che analizza il livello di sostenibilità previsto. Successivamente intervengono gli Organismi di Ispezione accreditati, incaricati di verificare che quanto progettato venga effettivamente realizzato in cantiere. Una volta ultimata l’opera, vengono effettuati i controlli finali che consentono il rilascio dell’attestato di sostenibilità ambientale.
A garantire l’affidabilità dell’intero processo è un sistema nazionale di controllo che coinvolge Organismi di Ispezione indipendenti, accreditati secondo i requisiti previsti da ACCREDIA e operanti nel rispetto del Regolamento Tecnico RT-33. Tutte le attività di verifica vengono registrate nel Registro Nazionale Protocollo ITACA, una piattaforma che assicura trasparenza, tracciabilità e uniformità delle procedure su tutto il territorio nazionale. Pur potendo prevedere alcune differenze applicative da Regione a Regione, il Protocollo mantiene ovunque gli stessi principi metodologici e gli stessi criteri di valutazione.
Negli ultimi anni il Protocollo ITACA ha assunto un ruolo sempre più strategico anche sotto il profilo economico. In molte realtà territoriali rappresenta infatti uno strumento premiale che può consentire l’accesso a incentivi, riduzioni degli oneri di costruzione, bonus volumetrici o finanziamenti dedicati all’edilizia sostenibile. Inoltre, un edificio certificato acquisisce un maggiore valore sul mercato immobiliare, grazie a costi di gestione più contenuti, migliori prestazioni energetiche e un livello di comfort superiore rispetto agli immobili tradizionali.
L’evoluzione della normativa ha ulteriormente rafforzato l’importanza di questo sistema. Il Protocollo ITACA è infatti richiamato dai Criteri Ambientali Minimi come strumento utile a dimostrare la conformità dei progetti ai requisiti di sostenibilità richiesti negli appalti pubblici. Per questo motivo, progettisti, imprese e stazioni appaltanti sono chiamati sempre più frequentemente a confrontarsi con questa metodologia durante lo sviluppo degli interventi edilizi.
È in questo contesto che si inserisce il percorso di crescita di Nodo, che amplia i propri servizi nel settore della sostenibilità ambientale grazie alla presenza in organico di un ingegnere che ha conseguito la qualifica di Esperto Protocollo ITACA. La presenza di questa figura consente a Nodo di offrire un supporto qualificato a progettisti, imprese, pubbliche amministrazioni e committenti privati, accompagnandoli nella valutazione della sostenibilità ambientale degli edifici, nell’applicazione del Protocollo ITACA e nei percorsi di certificazione richiesti dalla normativa o previsti dai bandi pubblici.
Investire nella sostenibilità significa oggi progettare edifici più efficienti, più salubri e più competitivi sul mercato. Con questa nuova competenza specialistica, Nodo conferma la volontà di affiancare i propri clienti con un approccio multidisciplinare e costantemente aggiornato, contribuendo a realizzare costruzioni che rispondano alle sfide della transizione ecologica e ai più elevati standard di qualità ambientale.